Economia & Finanza

La tassazione d’impresa: nuove proposte post covid19

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

La tassazione d’impresa nell’unione Europea vanta la possibilità di basarsi su un’economia aperta al mondo, ma ancora oggi risulta difficile adottare nuove politiche fiscali e senza tener conto anche degli altri attori internazionali.

A seguito dello shock economico subito a causa della pandemia Covid19 durante gli scorsi G7 e G20 2021 è emersa ancor di più la necessità di cooperare per cercare di ottenere la soluzione migliore per la formulazione di un accordo globale, prima fra tutte la proposta della global minimum tax, proponendo una tassa che avrà un’aliquota minima del 15% sugli utili delle multinazionali. Questo processo per evitare che quest’ultime continuino a trasferire la loro sede fiscale in un paese dove il trattamento è più conveniente.

Per far si che anche l’UE possa sedersi ad un tavolo comune mondiale è fondamentale creare un mercato in cui l’Europa possa disquisire in ambito internazionale consentendo la creazione di un sistema fiscale moderno, cioè globalizzato e basato sul digitale al pari delle altre potenze. (ulteriori approfondimenti)

CCTB e BEFIT

La Common Consolidated Tax Base (CCTB), ossia il consolidamento della definizione della base imponibile. Tale progetto è volto a favorire l’adozione di un sistema fiscale per le imprese che possa realmente risultare equo ed efficiente.

La CCTB è stata introdotta con l’intento di ridurre l’elusione fiscale stabilendo norme per il calcolo della base imponibile comune per l’imposta sulle società.

Il piano d’azione della CCTB è stato sostituito con la proposta del BEFIT, Business in Europe: Framework for Income Taxation. Lo scopo di quest’ultimo è quello di istituire un codice giuridico fiscale su cui far affidamento, per combattere la concorrenza sleale tra gli stati a danni dei singoli bilanci statali.

Probabilmente la soluzione finale sarebbe un accordo sulla definizione di una base imponibile comune a tutti gli Stati, lasciando la libertà dell’aliquota alle singole nazioni. In questo modo si rafforza il mercato unico lasciando comunque la sovranità fiscale e di indirizzo macroeconomico ai singoli stati membri.

La tassazione d’impresa: un’armonizzazione da perseguire

La tassazione d’impresa è uno degli argomenti più dibattuti ai tavoli delle più alte cariche di stato e nelle agende politiche comuni, per la creazione di un sistema tributario volto alla realizzazione di un mercato unico libero Europeo.

Il processo di tassazione d’impresa verte alla realizzazione di un’armonizzazione fiscale con l’obiettivo di raggiungere livelli di equità e far in modo che le imprese riescano a cooperare per contrastare il fenomeno della concorrenza fiscale sleale.

Creare un’unica aliquota per evitare la concorrenza fiscale sleale

Il corretto funzionamento dell’Unione implica che i sistemi fiscali degli Stati membri non limitino in alcun modo la libertà di movimento delle persone, dei servizi e dei capitali, all’interno dell’Unione stessa.

Gli Stati membri, d’altra parte, mantengono la propria sovranità, ossia il potere di esercitare il loro codice impositivo in ambito tributario, decidendo sui presupposti impositivi e sui criteri di imposizione su cui si esercita la tassazione diretta all’interno del loro territorio.

Ciò che i dati rilevano è che in Europa la situazione si presenta così: Germania, Belgio, Francia e Malta giungono ad un valore superiore al 30%. Danimarca, Grecia, Spagna, Italia, Lussemburgo, Olanda, Austria, Portogallo Slovacchia e Svezia mostra aliquote con variazioni che oscillano tra il 29 e il 21%. Bulgaria, Estonia, Repubblica Ceca, Irlanda, Croazia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Romania, Regno Unito, Slovenia e Finlandia riportano aliquote al di sotto o pari al 20%.

Dati di variazione del Pil pre e post pandemia covid19

Secondo quanto sottolineato dal Report on Taxation 2021, presentato di recente dalla Commissione, occorre incentivare innovazione e produttività, tutelare salute pubblica ed ambiente, contrastare frodi ed evasione, garantire equità nella tassazione e ridurre diseguaglianze.

Analizzando i cambiamenti dei sistemi fiscali dei Paesi membri in riferimento ai dati del 2019 e, in alcuni casi, anche del 2020, il gettito fiscale raggiunge il 40,1% del PIL nel 2019 segnando il livello massimo in Danimarca con il 46,1% e il minimo in Irlanda con il 22,1% e si inserisce in una tendenza di crescita costante dal 2011 in poi. Con uno sguardo al futuro, le previsioni non sono ottimiste, a causa della crisi innescata dall’emergenza Covid-19, per cui la Commissione stima che, solo nel 2022, le entrate tributarie torneranno ai livelli del 2019.

Le nuove proposte post pandemia: una possibile soluzione ?

Ciò che dovrebbe emergere è l’importanza del rafforzamento di un mercato comune, che sgretoli gli obsoleti sistemi fiscali introducendo nuovi codici comuni di riferimento.

Il progetto di armonizzazione fiscale potrebbe avere dei grandi benefici anche nella lotta al cambiamento climatico, il cosiddetto Green Deal  che punta a ristabilire nuovi equilibri per il 2030 e il 2050. La realizzazione di più equi e neutrali sistemi fiscali a livello europeo potrebbero favorire ad incentivare l’innovazione e gli investimenti green e/o la web tax.

Per riuscire a porre le giuste basi ed avanzare la creazione di tale progetto c’è la necessità di stipulare norme dettagliate per favorire l’armonizzazione una politica comune. Creare un forte legame di fiducia e trasparenza reciproca per cercare di riemergere dal forte shock economico in cui il mondo delle imprese attualmente verte.

Photo:  di Gerd Altmann da Pixabay 

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Anna Della Bona classe 1995 laureata in Istituzioni e Mercati con uno spiccato interesse per le questioni economico-finanziarie. Spirito collaborativo ed interessi dinamici
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