Psicologia

Paura dalla paura

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Paura dalla paura

Siamo abituati a sentirci dire di non dover avere paura, a sentirci in difetto se la proviamo. Sembra che ci sia la paura della paura. Ma perché demonizzarla? Questa emozione ci serve, è adattiva. Conosciamola meglio.

Nella sua massima espressione la paura può creare il cosiddetto skock amigdalico, che è una reazione a carico dell’amigdala che determina la reazione del freezing.

In questo caso la paura è talmente forte che ci pietrifichiamo e paralizziamo, sembra come se fossimo congelati. Tanti animali usano il freezing per sembrare morti e non farsi vedere dal “predatore”.

Quando nessuna di queste strategie sembra avere qualche possibilità di riuscita l’unica ed estrema risposta possibile è il faint (la finta morte), la brusca riduzione del tono muscolare accompagnata da una disconnessione fra i centri superiori e quelli inferiori.

E’ una reazione molto estrema, si manifesta come una simulazione di morte, ovviamente automatica e non consapevole. In questa situazione, per mezzo di attivazione del sistema dorso-vagale, vi è un distacco dall’esperienza e sono possibili sintomi dissociativi, come nel caso di eventi traumatici.

Ai nostri giorni gli stimoli che possono indurci a provare paura non sono più riguardanti un eventuale predatore o una catastrofe ambientale, come era per i nostri antenati. Ci può far paura un litigio con un nostro caro, una notizia del telegiornale (ad esempio riguardo al contagio da coronavirus), l’inizio di un nuovo lavoro, un esame all’università.

Provare paura è fisiologico e naturale, la paura ci dice “Proteggiti!” quando siamo o ci sentiamo in pericolo. Rendersi conto dei propri segnali corporei è importante per intuire in che tipo di emozione siamo e capire specificatamente cosa ce la provoca.

Cosa attiva la paura?

Lo stimolo che attiva la paura può essere:

  • Specie-specifico: se subissimo un furto in casa, se cadessimo dallo scooter, sarebbe normale spaventarci e provare paura. E per un po’ di tempo rimarrebbe questa sensazione e la reazione si propagherebbe per stimoli simili. Quindi paura dei ladri o degli incidenti.
  • Generalizzato: non proviamo più nulla di specie-specifico, ma iniziamo appunto a generalizzare. Quindi tornando al nostro esempio dell’incidente in scooter, inizieremmo a pensare che ciò potrebbe verificarsi non solo in scooter, ma anche quando siamo in auto o quando guida un’altra persona. Questi stimoli non si sono realmente verificati, ma lentamente potremmo rimuginare e allargare il contesto dei segnali che ci creano paura. (Ricordiamo che per il nostro cervello reale o immaginato sono uguali e determinano perciò le stesse reazioni).

Le paure possono essere:

  • derivanti da esperienza diretta: paure dovute a stimoli che ho ricevuto realmente.
  • paure ancestrali o ataviche: sono paure che hanno un residuo nei nostri schemi millenari, come ad esempio paura dei serpenti o dei temporali, della malattia.
  • paure apprese: determinate dall’apprendimento generalizzato rispetto a schemi familiari, cultura di provenienza e stampa e comunicazione. Ad esempio, un familiare che continua a ripetere quotidianamente che si deve stare attenti agli sconosciuti “monterà” in noi lo stato d’allerta verso chi non si conosce. Anche il telegiornale può propagare una paura, come è avvenuto nel caso del Coronavirus. Più si parla di un argomento, con certe parole e in certi modi, più la paura si cronicizza.

Da paura..ad ansia

La gravità si ha quando si altera la quantità di paura che si prova e la qualità, cioè la tipologia di segnale.

Per quantità intendiamo gli effetti nel tempo che ci portiamo dietro dopo un evento, per qualità quando da una specifica situazione questa emozione si propaga in più contesti, generalizzandosi. E’ il caso in cui la qualità della paura prende il nome di ansia (in una delle sue possibili manifestazioni)!

Lo stato di allerta inizia ad attivarsi e a perdurare nonostante sia cessato il pericolo o si presenta ancora prima del rischio di un pericolo concreto, anche solo pensando che potrebbe accadere qualcosa di potenzialmente minaccioso. Il rischio è di compromettere il benessere personale, limitando il normale funzionamento relazionale, lavorativo e sociale.

Si attiva il meccanismo di difesa dell’ evitamento verso situazioni che pensiamo possano essere pericolose e che ci potrebbero far agitare maggiormente. Se ci spaventano i luoghi affollati, si inizia ad evitare locali dove va molta gente oppure si va nei supermercati quando si sa di trovare poche persone. Questi circoli viziosi intaccheranno anche l’autostima, svalutandoci e non permettendoci di vedere le proprie risorse.

Queste sono le basi dell’insorgere di disturbi da non sottovalutare, come Disturbo d’Ansia Generalizzato, Fobia Sociale e Specifica, attacchi di panico.

Come gestire la paura?

  1. Primo consiglio è riconoscere di avere paura e dirselo. Normalizzarla aiuta ad abbassare l’allerta. Si può andare davanti ad uno specchio e dire “Ok, sto avendo paura” oppure dirlo ad una persona. Si può dire anche subito dopo averla sperimentata ammettendolo in primis a noi stessi.
  2. Darsi un appuntamento fisso con un tempo limite: scegliere un momento della giornata in cui scrivere cosa ci sta facendo paura, dandosi però tempo entro cui farlo. Oppure si può scegliere una persona con cui parlarne, sempre però cercando di non basare l’intera conversazione su quest’argomento. Aiuterà a canalizzare l’emozione e darsi dei tempi prestabiliti per rifletterci e conoscerla meglio.
  3. Ascoltare i segnali corporei perché sono la guida su cosa fare. Se si prova freddo, ci si deve scaldare, ad esempio prendendo una coperta, bere una tisana o caffè caldo, mettersi al sole uscendo dall’ufficio. In senso emotivo e metaforico si tratta di andare a cercare un contatto. Basta pensare ai bambini che quando si spaventano cercano la mamma per un abbraccio. Il contatto funge da contenimento, non ci fa sentire soli e fa abbassare lo stato d’allerta. Molto spesso un abbraccio funziona molto di più dello stare a parlare!
  4. In caso di malessere prolungato, in cui la paura diventa invalidante è consigliabile consultare un professionista. La terapia cognitivo-comportamentale ha un’elevata efficacia nel trattamento delle fobie e nella gestione delle emozioni negative, quali appunto la paura.

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

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Paola Ferriero Classe 1991. Psicologa clinica e Tutor Specifico DSA. Si occupa di sostegno psicologico, tecniche di rilassamento di gruppo e individuali (training autogeno) e percorsi di accompagnamento e preparazione al parto con metodo RAT.
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